Per Michelangelo il serpente tentò Eva con un fico Infrangendo il divieto divino, Eva – sobillata dal Serpente – colse e mangiò una mela dell’ Albero della Conoscenza del Bene e del Male. Questa è la versione comunemente nota della disubbidienza che portò alla cacciata della prima coppia dal giardino dell’ Eden ma – anche se pochi lo notano – in molte opere d’ arte gli antichi pittori raffigurarono frutti diversi dalla classica mela. Il caso più eclatante è rappresentato dalla scena della Tentazione di Michelangelo nella Cappella Sistina dove l’ artista, anziché raffigurare Adamo ed Eva ai piedi di un melo, li dipinse all’ ombra di un grosso fico con Eva che prende alcuni fichi dalle mani del serpente antropomorfo, mentre Adamo allunga la mano per coglierne altri.

Un fico quindi, anziché una mela, fu per Michelangelo il frutto della tentazione.

Ma la versione del mito che circolava nell’ Europa del Cinquecento non era univoca e la mela aveva anch’essa già assunto il ruolo di frutto del peccato.

Il tedesco Lucas Cranach il Vecchio, ad esempio, dipinse sempre Eva con la mela. Tante differenti versioni pittoriche sono la conseguenza delle innumerevoli, e spesso contrastanti, interpretazioni del testo biblico nel corso dei secoli.

In realtà, i primi libri della Genesi, nei quali compare il racconto della Tentazione, vennero compilati attorno all’ XI secolo avanti Cristo e incorporarono diversi miti molto più antichi di origine mesopotamica. Già questo primo «passaggio» provocò delle modificazioni. Le successive diatribe, tra generazioni di maestri medievali dell’ ebraismo prima e teologi cattolici dopo, complicarono ancora di più le cose finendo per produrre una numerosa serie di interpretazioni diverse che coinvolsero anche la vera natura dell’ albero dell’ Eden.

Così, di volta in volta, vennero indicate piante differenti: il frumento, perché di un uomo senza conoscenza si diceva che non aveva mai mangiato pane; la vite, perché il vino avrebbe portato il disordine nel mondo; il fico, perché secondo una differente versione della cacciata dal Paradiso, Adamo ed Eva trovarono rifugio solo nel tronco di un fico. Ancora al fico rimanda la tradizione secondo la quale i due coprirono le loro nudità con foglie di fico.

La comparsa del melo nel giardino dell’ Eden pare sia da attribuire a un errore di San Gerolamo che traducendo la Bibbia in latino incorse in una trappola fonetica e tradusse «frutto» con «melo»; il fatto che in latino ci sia assonanza tra malus (melo) e malum (male) può aver fatto identificare definitivamente la mela come il frutto del peccato.

Altra nozione comune ugualmente errata – e di ben altra portata – è l’ associazione della cacciata dal Paradiso all’infrazione di un divieto sessuale. Di fatto nel testo biblico questa associazione non esiste affatto e, anzi, Dio invita esplicitamente Adamo ed Eva a essere fecondi e moltiplicarsi. A inventare la teoria del peccato originale ci pensò Sant’ Agostino, nel IV secolo dopo Cristo.

Viviano Domenici.

Fonte: http://archiviostorico.corriere.it/

Per Michelangelo il serpente tentò Eva con un fico